“Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d’ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento”.

Queste le prime parole dell’articolo Pel primo Maggio, pubblicato a Forlì il 26 aprile del 1890 su La Rivendicazione.
Parola d’ordine per chi vuol far valere i propri diritti. Parola d’ordine per chi si batte e manifesta sfilando in corteo per le strade e nelle piazze, puntuali tutti gli anni, l’1 maggio. E’ stata la parola d’ordine della classe operaia che sin dalla fine dell’800, prima degli USA poi in Europa, unita e compatta ha affrontato tante battaglie per la conquista di un diritto preciso, l’orario di lavoro a 8 ore giornaliere.
Oggi invece questa giornata è per lo più “festeggiata” (perché in realtà di tutto si tratta tranne che di una festa!) da chi un lavoro non lo ha più, o da chi non lo ha mai avuto. Oggi è la festa dei precari, dei lavoratori in nero, a progetto, a chiamata…ma anche degli eterni volontari perché si sa, di lavoro ce n’è tanto in giro, purché non retribuito.
Oggi, ancora una volta i milioni di disoccupati, inoccupati e disperati di tutte le età alzano i toni, urlano a gran voce per far valere l’art. 1 della Costituzione Italiana.

Un pensiero ancor più forte, lo dedico a chi sul lavoro ha perso la vista, una gamba, una mano…a chi ha perso la VITA! A chi ogni giorno moriva, e continua a morire, lentamente senza neanche accorgersene. Un pensiero va ai lavoratori la cui vita è stata distrutta da gente priva di scrupoli; e ripenso all’Ilva di Taranto, all’Eternit di Casale Monferrato. Un pensiero per le vittime “bianche”, la cui salute non è stata tutelata in passato e a stento si riesce a farlo oggi.

La certezza di un’occupazione e la sicurezza sul lavoro, due diritti da conquistare, due obiettivi da raggiungere.